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Cecille rappresenta chi ha combattuto con sé stesso fino a scomparire, e poi, nel buio più profondo, ha trovato finalmente la vita. #fighter

 

Cecille

Cecilia, in arte Cecille, è una di quelle ragazze per cui il solo guardarle ti porta a pensare: che fortuna. I capelli, gli occhi, il sorriso, la presenza, la voce. Ha avuto tutto. Poi ascolti la sua storia, che oggi ti racconta senza veli, con il sorriso, e scopri che dietro quei grandi occhi si cela uno specchio maledetto che accomuna moltissime ragazze, bambine, che invece di urlare contro un mondo che non le capisce, fanno male all’unica persona che le giudica: la loro stessa immagine.

Eppure, Cecille, di voce per urlare ne aveva eccome, e oggi incanta migliaia di persone cantando per la Fondazione Andrea Bocelli, mentre splende come un sole.

Il percorso per trovare quella luce è stato però lungo ed estenuante, “questa è la mia seconda vita”, dice del suo presente. “Dagli 8 fino ai 22 anni ho vissuto avvolta nel buio completo. Da dopo la separazione dei miei genitori ho attraversato varie fasi e forme di sofferenza e grande dolore, sia fisico che mentale. La depressione, il bullismo e i miei enormi disturbi alimentari mi hanno trascinata in un baratro da cui non riuscivo a risalire”.

La sua, è a tutti gli effetti una seconda vita: “Quella della rinascita è una cosa in cui credo moltissimo. So cosa significa. Quando conosci quel tipo di buio, per così a lungo, tornare a vivere è davvero una scelta. Ad un certo punto dici: basta, questo dolore non mi appartiene più. E scegli di riscoprire la luce. A volte ho ancora dei momenti difficili, ma se prima il buio era ovunque, adesso è solo un’ombra passeggera. In questa seconda vita la mia missione è puntare sempre alla luce”.

Perché per uscire da certi anfratti oscuri in cui la vita ti relega quando ancora non sai chi sei, si deve trovare la forza di un uragano per fare anche un solo centimetro verso una missione, un faro. E dopo anni di tentativi, Cecille ha finalmente raggiunto il suo faro: il canto. “Riscoperta la vita sono andata subito in studio per creare qualcosa che parlasse della mia esperienza. Mi sono raccontata a produttori, compositori e arrangiatori, e ho iniziato a scrivere per la prima volta. Ne avevo sempre sentito l’esigenza ma non avevo mai trovato il coraggio di farlo. La frase più importante che ho scritto è “Attaccami se sono fragile”. Può sembrare un controsenso, ma io ho capito che solo conoscendo la nostra fragilità si è davvero forti. Sono due facce della stessa medaglia”.

Oggi gira il mondo per la musica facendo tesoro del suo percorso: “Dopo tutti quegli anni sono riuscita finalmente ad apprezzare la vita, l’amore, e a dare un senso a tutto. Ancora oggi mi sveglio tutti i giorni e penso a quanto sono grata di essere viva, e che in fondo c’è sempre un motivo per cui possiamo ringraziare la vita di quello che abbiamo”.