Laura ha 25 anni ed è una giornalista freelance che vive a Milano con le sue coinquiline. Scrive di moda e imprenditoria femminile ma il suo sogno è avere un blog di viaggi di successo. Laura è un’attivista: i temi per cui si espone sono il clima e il gender gap. Alla sua età sta cercando di capire come vestire i panni di una donna, come non assomigliare a sua madre, e cosa invece imparare da lei. Sua madre è Cinzia.

27 Agosto

Quando Laura incontra Nina al bar dove hanno fissato per l’intervista, pensa: questa ci sa fare. Glielo vede negli occhi, per quanto un po’ stanchi. Laura si fida sempre del suo istinto, nonostante sia un ventiquattrenne anche lui, lei lo sente come un vecchio saggio che vive dentro di lei, a cui può fare sempre riferimento.

Dopo pochi convenevoli, come piace a Laura, deduce che Nina sia poco più grande di lei ma con una vita completamente diversa. Accenna a dei figli. Dalle domande che si è preparata scopre che Nina è un architetta, finita, o per meglio dire incastrata, nel mondo della moda, per cui ha molta passione ma non è il suo sogno.

Mentre parlano le arriva un messaggio che guarda mentre la ascolta: “Appena torni a Milano chiamami”. Alza gli occhi al cielo e sente che Nina interrompe il suo discorso. “Scusa, non ci fare caso”, sorridono. “È mia madre, che ogni tanto decide di fare la madre”.

È una sua prerogativa. Non avere filtri, anche con gli sconosciuti. Ma solo quando il vecchio saggio si fida, altrimenti non lascia passare niente. Dopo un secondo di silenzio, quel secondo in cui gli interlocutori parlano con lo sguardo decidendo il da farsi, Nina dice, sorridendo con una dolce sicurezza: “Non sai come ti capisco”.

Alle 17.30 Laura risale in macchina per tornare a Milano. Collega il cellulare e clicca play, parte L’eccezione di Madame. E mentre sfreccia sull’autostrada ripensa alle ore volate a quel tavolino di un bar. A quanto si possa essere uguali in vite diverse, e a quanto il vecchio saggio deve ancora insegnarle molto sul gomitolo infinito che lega figlie e madri.

Continua.

 

29 Ottobre

“Claraaaaa sei pronta?”, Laura lo urla dalla sua stanza al bagno, dove Clara, una delle sue coinquiline, è chiusa da quaranta minuti, come sempre prima di uscire. Sono molto diverse in questo; Clara non può uscire se non è truccata e sistemata nei minimi dettagli, Laura è una fan del look naturale, o comunque è l’unico che le riesce. “Arrivo, arrivo, tranquilla. Mettimi il nastro rosa e usciamo”. Laura e Clara stanno andando allo stand per la prevenzione dei tumori al seno, dove fanno da volontarie per raccogliere fondi. In questo sono uguali.

“Lau dobbiamo fare qualcosa. Hai visto in Islanda? migliaia di donne, compresa la Premier, pochi giorni fa hanno scioperato per la discriminazione salariale e la violenza di genere. Dovremmo fare la stessa cosa anche qua, sai cosa succederebbe se il 90% delle donne italiane facesse sciopero?”. Laura esprime ovvietà con gli occhi: “Si fermerebbe il paese, infatti sarebbe fighissimo. Stavo già pensando ad un post da fare, poi possiamo passare dal collettivo e buttare giù qualche idea”.

Non sa da chi ha preso questa voglia di dire la sua e provare a cambiare le cose. A volte guarda sua madre e le pare impossibile venga da lì, ma ultimamente la vede sotto una nuova luce che ancora non sa se apprezzare o meno. Nel dubbio ci discute ogni giorno.

Sfila il cellulare dalla tasca e apre Instagram con l’account EcoSisters, la pagina che hanno creato lei e Clara alla fine di un aperitivo durato ore il giorno in cui si sono conosciute davvero, dopo due mesi che si incrociavano in giro tra manifestazioni e assemblee universitarie.

New Post – Selfie con nastro rosa – Copy: “Se scioperassimo tutte, unite, capirebbero il nostro valore. Ci vediamo alle 18 al collettivo”.

Continua.

 

19 novembre

Cari miei Vagabondi,

so che state aspettando da tanto questo pezzo, scusatemi l’attesa. Prometto che ne varrà la pena.

 

06.03.23 Città del Messico, ore 22.58

Siamo atterrate tardi la sera, dopo dodici ore di viaggio. Eravamo stanche ma l’adrenalina ci teneva gli occhi ben aperti. Da una parte era l’emozione di essere arrivate in quel luogo pieno di sentimento, dall’altra era il fatto di essere due ragazze, sole, a Città del Messico, in piena notte. Sfido chiunque a non essere prevenuto.

Sapete che il Messico è al quinto posto al mondo per numero di femminicidi ed è considerato uno dei paesi più ostili al mondo dove essere donna?

Come spesso ci succede, non abbiamo la libertà di viaggiare spensierate e leggere. Lo sapete che è un tema a cui tengo molto, e nel racconto del mio viaggio in Messico con Giada ve ne parlerò a dovere. (vi anticipo che saranno riflessioni fatte sul posto ma non ci è successo niente di niente, anzi!).

 

Laura fa un grosso respiro. Sempre, prima di immergersi nella scrittura del suo blog, fa un grosso respiro a pieni polmoni come se poi dovesse smettere di respirare per ore. Mentre lo fa l’occhio le cade sul foglio stropicciato ancora completamente bianco alla destra del mouse. Si chiede come sia possibile che passi intere giornate a scrivere di tutto ciò che la appassiona, di quello per cui la pagano e di attualità, ma non riesce a mettere giù due parole per sua madre.

Quella lettera ancora vuota è lì da settimane.

Mentre finisce l’aria che ha a disposizione, e sente la testa alleggerirsi rilasciando ogni tensione, decide di rimandare ancora una volta la sua terapia scritta e di dedicarsi a ciò che le permette di scappare con i pensieri ogni volta che ne sente il bisogno: i suoi viaggi.

Continua.

 

26 novembre

Laura sta tornando a casa in treno dopo tre giorni a Firenze. C’è stata per conto di Grazia, per scrivere un pezzo sul festival annuale dedicato alle donne. La sua testa è piena di pensieri che fa saltellare sulle nuvole e le campagne che la stanno accompagnando in questo viaggio. Sta ripensando ad uno speech in particolare che ha ascoltato poco prima di ripartire. A farlo era stata Carla Rinaldi, una delle poche donne nel management della moda, che aveva parlato, tra le varie cose, dell’importanza dell’Educazione Finanziaria per l’emancipazione femminile.

Laura sta pensando senza saperlo: quando ho domande su questioni legati ai soldi chiamo sempre mio padre. Quando avevo sette anni, mio nonno mi disse: Laurina, tuo marito ti comprerà una bella casa. Voglio chiedere un aumento, ma non so se me lo merito.

Poi guarda la busta che ha appoggiato nel sedile di fronte a lei. È il regalo che ha preso per sua mamma, il Natale è vicino. Uno di quei regali che non cerchi, ti trovano. Dopo lo speech era andata a presentarsi alla CFO Rinaldi, avevano scambiato quattro chiacchiere, e aveva ricevuto l’invito ad unirsi: “Stiamo andando ad un Caffè Letterario, c’è un talk di nostre amiche, insieme ad Oxfam, su moda ed empowerment. Se non hai altro da fare vieni!”.

Aveva accettato, e in quel pomeriggio del 25 novembre si era trovata in un angolo di Firenze caldo e informale, dedicato alle donne, alla moda, all’artigianato, alla sostenibilità. Si era sentita a casa. Per questo i regali l’avevano trovata. Le sembrava contenessero tutto ciò che voleva dire. Aveva preso una maglietta per sua mamma, che le darà quando saranno sole, e una tote bag per se stessa. Per dire la sua anche quando non parla, lei vuole sempre dire la sua. Perché per lei ogni momento è buono per denunciare la società patriarcale. Perché quel divario la tiene sveglia la notte. Perché è perfetta con i suoi jeans neri spaccati sul ginocchio.

Laura si è comprata una borsa che dice MIND THE GAP.